sculture da Oscar al Polo Espositivo Juana Romani

LA FAMIGLIA DE ANGELIS IN ESPOSIZIONE PERMANENTE A VELLETRI IN RICORDO DI GIGI E LUCIA MAGNI

La Famiglia De Angelis, scultori per il cinema da tre generazioni in ricordo di Gigi e Lucia Magni ha lasciato in esposizione permanente presso il Polo Espositivo Juana Romani di Velletri quattro sculture di scena utilizzate per altrettante opere del grande autore – regista romano. Si tratta della statua di Pasquino usata per Nell’Anno del Signore. Le scene con al centro la celebre statua parlante romana furono girate a Piazza Capizucchi nel cuore del rione campitelli e non a Piazza Pasquino e quindi si rese necessaria una ricostruzione fedele curata dallo scenografo Carlo Egidi. Una testa romana femminile posta accanto al camino dello studio del pittore Cavaradossi interpretato da Gigi Proietti ne La Tosca, una delle due statue che sorreggevano il camino della stanza del Cardinale Colombo da Priverno ne In nome del Papa Re e la Madonna usata per la ricostruzione di una cona ne La Carbonara ultimo film per il grande schermo firmato da Magni. Questi importanti “pezzi” verranno inseriti nel percorso permanente in via di allestimento dedicato alla carriera dei Magni. Ma qual è la storia della famiglia De Angelis: Il laboratorio di Adriano De Angelis a prima vista sembrerebbe l’antro di un rigattiere, in realtà è un sacrario. Due enormi stanzoni zeppe di statue in vetroresina, suppellettili, lampadari, oggetti che fanno la storia del cinema. Molti di loro realizzati su commissione e poi riciclati. «Siamo una famiglia di scultori. Mio nonno Angelo avviò la professione nel 1919 in via Angelo Emo a Prati. Poi mio padre Renato ha proseguito e siccome a Prati nun ce se entrava più è venuto qua a Cinecittà. Era il 42 e all’epoca questo tipo di lavoro andava di moda». L’investitura di Adriano merita di essere ricordata: «Nel ’76 papà mi dice: Ho deciso che da domani tocca a te. Lui s’è ritirato e io so’ subentrato. Tra un po’ farò così pure con i miei figli. Sono nato nel 1937 come Cinecittà ma io so’ di novembre e sono più giovane di sei mesi». Di attori, registi e quant’altro ne ha visti passare a bizzeffe nel suo studio dove ci sono anche opere acquistate oppure ricevute in regalo. «Siamo diventati anche collezionisti. Ho pure una copia del Poseidone donata dalla regina Federica di Grecia». Sacro e profano convivono allegramente. Davanti alla porta d’ingresso una deliziosa ballerina decò sembra sfiorare una Madonna con Bambino di michelangiolesca memoria. «La Madonna è stata usata recentemente in "Monuments Men" con George Clooney. La ballerina invece fu fatta per "Salon Kitty" di Tinto Brass. Stava in una casa di tolleranza. Per me la Madonna combatte la ballerina scandalosa». Poco più là un’altra madonnella da edicola a mezzo busto con il manto azzurro. «Quella lì era in una delle scene finali de "La Carbonara" di Luigi Magni» spiega Adriano commosso. «Gigi era amico mio, aveva un grande amore per Roma e per questo posto» dice il Maestro accarezzando una testa calva con gli occhi che sembrano truccati con il kajal. «Se la ricorda? Cleopatra, alias Elizabeth Taylor, le dipingeva gli occhi» A proposito l’ha vista la Liz? «Macché, io stavo sempre là vicino al set ma la diva aveva probito di far avvicinare chicchessia». L’entrata di Cleopatra a Roma è stata girata lì vicino. «L’ha fatte mio padre le due grosse statue di guerrieri al centro della spina». Dove sono ora? «Be’ so state distrutte dopo il film. Nun se potevano trasportà». Restano invece tante statue di dinità egizie sfruttate in tutte le salse. E che c’è rimasto di Ben Hur? «Statue romane, bassorilievi. Ce n’è uno qua fuori. Sta dietro a quello di "Quo vadis"». Velletri adesso può vantare di avere delle sculture che hanno fatto la storia ed essere fiera che una pagina di storia del cinema di straordinaria importanza quella delle maestranze sia fruibile all’intera comunità cittadina, grazie ad un lungo lavoro di cucitura di rapporti e relazioni portato avanti dal Circolo Artistico La Pallade Veliterna  che ha portato a questi risultati facendo crescere notevolmente il livello dell’offerta culturale della città.
Alessandro Filippi






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