Parlare oggi a 86 anni di distanza dalla sua scomparsa avvenuta nel 1939 della sua produzione artistica imporrebbe una trattazione particolareggiata noi ci limiteremo ad andare ad individuare quei soggetti che possano completare la trattazione della storia mariana cittadina. Primo fra tutti è proprio il già citato grande stendardo processionale dell’ Arciconfraternita di Maria SS.ma del Gonfalone conservato gelosamente dai confratelli nella sagrestia della Chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo. Al quale segue la bella “Immacolata Concezione” per la Chiesa del SS.mo Salvatore e la “Sacra Famiglia” per la cappella del Seminario Vescovile di Velletri. Lo stendardo gli viene commissionato dal comune di Velletri nel 1889 per essere donato all’ Arciconfraternita del Gonfalone della quale anche il maestro faceva parte. L’opera presenta entrambi i lati dipinti con la tecnica a succo d’erba. Nel recto incorniciato da drappi rossi e azzurri è incorniciato un’arazzo “battesimo di Cristo”. Si tratta di una scena d’impostazione canonica Cristo è inginocchiato su una roccia sporgente dal fiume Giordano, mentre San Giovanni “per infusione” lo battezza versando l’acqua sul capo da una conchiglia. In alto la colomba dello Spirito Santo. Sono i particolari a sorprendere come l’idea del piede destro sott’acqua del Cristo, l’originalità del laccio di chiusura dell’abito del Battista. Il gruppo di uomini sullo sfondo che simboleggiano quella moltitudine di uomini che come riporta il Vangelo di Marco accorrevano per farsi battezzare dal Battista. In basso il cartiglio con la scritta “HIC EST FILIUS MEUS DILECTUS/ IN QUO MIHI COMPLICAVI. Il verso dello stendardo è senza dubbio la parte più interessante dell’opera dove il maestro dipinge “L’apparizione della Vergine a San Bonaventura” episodio al quale si fa risalire la nascita della Confraternita in città. Il disegno sapiente dell’autore ci regala una immagine strutturata a più livelli prospettici. L’uso dell’illusione dei drappi su una superficie mobile e irregolare come quella di uno stendardo, porta il Mariani a fingere un’ arazzo dipinto circondato da un telo scarlatto ornato di frange dorate e nappe, che si apre ed incornicia l’opera come un sipario. Solo una conoscenza dei tessuti spiega la resa realistica di questi particolari tra l’altro costanti nelle opere del nostro artista. La Vergine appare al Santo francescano raffigurato sulla sinistra dell’opera inginocchiato con le mani giunte in preghiera ai suoi piedi il pastorale e i vangeli e il cappello cardinalizio suoi attributi. Assistono al miracolo i confratelli del Gonfalone e un gruppo di Donne. Lo studio dei particolari porta il Mariani a disegnare una scena di genere abiti e acconciature sono tipici del XIX secolo nella campagna romana, testimonianza dei contatti del Mariani con gli artisti del realismo romano di fine secolo. Al centro dei due gruppi sullo sfondo compare la Chiesa di Santa Maria in Trivio con la caratteristica Torre del Trivio.
Uno dei Simboli della città. In basso lo stemma della Confraternita. Uno scudo mistilineo sormontato da corona e la croce dai bracci rosso e bianco simboli rispettivamente di passione e purezza.Nel 1918 il maestro riceve la commissione per la bella tela dell’ Immacolata Concezione della Chiesa del SS.mo Salvatore e contemporaneamente per la tela della Sacra Famiglia del Seminario Vescovile. Essa arriva nel passaggio dalla prima fase dell’artista al periodo maturo e coincide non a caso con la fine del primo conflitto mondiale. Il modello su cui viene impostata l’opera è quello classico delle raffigurazioni dell’Immacolata con qualche variante dovute alle raffigurazioni dello stesso pittore della Madonna di Lourdes. In realtà questo modello doveva essere già stato messo a punto alla fine del XIX quando il Mariani realizza le prime opere per il Collegio San Giuseppe in Vicolo D’Alibert a Roma. Anche se è impossibile fare raffronti e paragoni con l’opera giovanile che risulta fortemente alterata da ritocchi e restauri posticci lo sguardo della Vergine, i raggi che partono dalle sue mani sono ripresi fortemente dal modello originario. La Vergine è raffigurata con la luna crescente sotto i piedi secondo il canone dedotto già detto dal XV secolo che prendeva origine dal cantico dei cantici e sopratutto dalla leggenda aurea di Jacopo della Varezza. Ai piedi della Madonna compare il serpente simbolo del male che la Madonna calpesta vincendolo. Maria è vestita con una tunica bianca simbolo della sua purezza e della sua nascita senza peccato ha un manto azzurro come il cielo, sul capo una corona di stelle. Solitamente il ventre è leggermente gonfio perché Maria è incita dell’ Apocalisse. In questo caso l’impianto dell’opera sembra ancora accademico l’impianto statico senza movimento ad eccezione del manto della Madonna. Anche gli angeli risultano piuttosto in posa troppo simmetrici rispetto alle composizioni successive, mentre nel bozzetto di proprietà degli eredi la composizione è più fresca e meno monotona. Si potrebbe ipotizzare che la composizione statica che rappresenta quasi un ritorno agli anni giovanili facesse parte degli accordi con la committenza forse per non distaccarsi troppo dall’altra grande tela del Martirio di Santa Eurosia presente nella Chiesa. Prendendo in esame i bozzetti di proprietà della famiglia si può vedere come le precedenti versioni dell’ Immacolata siano pi dinamiche di quella del SS.mo Salvatore. Il cardinale Diomede Falconio Vescovo di Velletri nel 1918 nel quadro di alcuni interventi di restauro dei locali del Seminario volle sostituire la tela con San Luigi Gonzaga sull’altare della cappella con una più pregevole e commissionò al maestro una Sacra Famiglia con il santo di nobili origini. Nella tela oggi nella pinacoteca del Museo Capitolare si ritrovano tutte le caratteristiche della pittura del Mariani, il tocco aggraziato la Vergine con gli occhi bassi quasi nell’atto di presentare suo figlio che mostra il Sacro Cuore (elemento ricorrente nelle opere del maestro che faceva parte degli Zelanti del Sacro Cuore) pongono l’opera data la morbidezza del tratto nella piena maturità dell’artista. L’opera segna anche una cesura con il passato perché rappresenta per l’artista una parentesi importante della sua vita legata alla perdita in guerra del fratello Mariano.

Nessun commento:
Posta un commento